Età evolutiva

La regolazione reciproca madre bambino nel primo anno di vita (parte II)

Nel precedente articolo ho introdotto la tematica della mutuaregolazione emozionale esistente tra madre e bambino, mettendo  in luce soprattutto le caratteristiche innate del nascituro predisponenti all’interazione. In questo post mi occuperò, invece, delle risorse possedute dal genitore.

La predisposizione del caregiver ad occuparsi del bambino è stata affrontata da Winnicott quando ha parlato della preoccupazione materna primaria e da Stern con la costellazione materna. E’ stato formulato anche il concetto di sensibilità materna, come la capacità e la volontà della madre di percepire le comunicazioni del bambino riflesse nel comportamento, nell’espressione emotiva e nella vocalizzazione, di vederle ed interpretarle dal punto di vista del bambino, rispondendovi adeguatamente e prontamente secondo i bisogni evolutivi ed emotivi del piccolo. Si è parlato poi di disponibilità emozionale, rispecchiamento, strutturazione e mediazione dell’ambiente. Tali nozioni esprimono qualità fondamentali del caregiver che costituiscono un sostegno allo sviluppo del senso del Sé del bambino e delle sue potenzialità. Diversi comportamenti del genitore testimoniano la sua predisposizione all’interazione sociale con il neonato durante l’accudimento. Ad esempio, egli utilizza comportamenti che minimizzano gli stati transitori e massimizzano la veglia oppure il riposo, oppure altri comportamenti che permettono il contatto oculare attraverso posture particolari. Anche l’esagerazione nelle risposte di saluto, l’imitazione delle espressioni facciali e vocali del neonato, l’impiego del linguaggio infantile e di semplici strutture ripetitive che si armonizzano con le esigenze d’apprendimento del bambino assolvono allo stesso compito. È stato osservato che il discorso di una madre nel rispondere in modo empatico e conversazionale al neonato possiede sempre determinate caratteristiche di tono, scansione temporale, prosodia e ripetizione, caratteristiche comuni a culture e lingue diverse, perciò non apprese. Esse costituiscono quello che è stato chiamato “intuitive matherese” e i bambini dimostrano subito una preferenza alla nascita per questo modo di parlare, al quale si sincronizzano con capacità di “darsi il turno” negoziate con la madre. Sono state evidenziate,infatti, protoconversazioni faccia a faccia tra neonati di due mesi e madre, caratterizzate dalla sincronia dei vari organi di espressione e da una sintonizzazione delle emozioni reciproche.

Con questi esempi si vuole evidenziare che ogni aspetto funzionale della relazione genitore-figlio ha una solida base biologica ed è dotato di componenti complementari nel genitore e nel figlio.

Figlio Genitore
Attaccamento (sicurezza-esplorazione) Legame (disponibilità emotiva e impegno)

Protezione

Vigilanza
Regolazione fisiologica Organizzazione strutturale; responsività ai bisogni
Regolazione affettiva e condivisione Responsività empatica
Apprendimento Insegnamento
Gioco Gioco
Autocontrollo Disciplina

La sincronia e la reciprocità degli scambi comunicativi all’interno di questa complementarità tra il bambino e il caregiver sono stati oggetto di vari studi ed hanno portato all’elaborazione dei concetti di sintonizzazione affettiva e di intersoggettività primaria e all’attenzione alla qualità degli stati affettivi condivisi, dai quali si sviluppa una comunicazione interpersonale che promuove l’apprendimento emotivo e sociale del bambino. La dinamica della sincronia è stata studiata dal punto di vista degli stati comportamentali, o attraverso la microanalisi e l’osservazione dello sguardo, dello stato di attivazione, della voce, delle espressioni facciali e dei movimenti come la rotazione del capo, ad esempio nell’allattamento, nelle protocomunicazioni e nella co-orientazione visiva. Da tutti questi studi emerge la centralità del ruolo dell’emozione nello sviluppo: il criterio piacevolezza/spiacevolezza nella relazione con il caregiver è fondamentale per il bambino nell’organizzare la sua esperienza.

I modelli relazionali che si formano tra caregiver e bambino tramite le interazioni precoci hanno valore predittivo rispetto all’adattamento e al funzionamento del piccolo in epoche successive.

Si è giunti quindi all’elaborazione di un modello transazionale dello sviluppo. Riassumendo, l’insieme degli scambi continui e prolungati tra caregiver e il bambino costituiscono un sistema di regolazione interattivo in cui ciascuna componente influenza e regola il comportamento dell’altro, favorendo oppure ostacolando l’adattamento e la crescita psicologica, proteggendo da eventuali fattori di rischio psicopatologico o, al contrario, trasmettendoli attraverso le esperienze che il bambino vive nelle prime relazioni. Se, infatti, lo sviluppo delle competenze di tipo cognitivo e linguistico del bambino piccolo é influenzato dal tipo di responsività del caregiver, a sua volta il caregiver é stimolato a sviluppare ed ampliare la sua responsività in relazione alle sollecitazioni del bambino. La complessiva organizzazione delle esperienze d’attaccamento del genitore interagisce con le capacità, in via di sviluppo, del bambino in quanto partner sociale. Si enfatizza l’importanza dei segnali emozionali, come regolatori sociali, e delle interazioni bambino-figura di accudimento che vengono interiorizzate dal bambino come modelli di autoregolazione. L’autoregolazione a sua volta influenzerà l’adattamento e l’esperienza futuri, compreso il comportamento sociale successivo. Questa attenzione all’interazione prospetta la possibilità di riconoscere gli indicatori precoci del conflitto, difesa e cattivo adattamento nelle relazioni sociali.

 


Lichtenberg, J. D. (1989). Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Tr. it. Milano: Raffaello Cortina, 1995.

Sameroff, A. J., & Emde, R. N. (1989) (a cura di). I disturbi delle relazioni nella prima infanzia. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1991.

Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1987.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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