Relazioni

Meglio soli che male accompagnati? Perché stare da soli ci fa paura

Stare da soli è inevitabile e naturale. Allora perché ne abbiamo paura?

A meno di momenti di particolare stress, in cui rifugiarci in un cantuccio lontani dal mondo sembra l’unica soluzione possibile, nella maggior parte dei casi la parola solitudine richiama alla nostra mente ricordi dolorosi, affolla il nostro immaginario di paesaggi desolanti e rievoca emozioni negative di tristezza e malinconia. Questo perché nonostante viviamo immersi in una società centrata sull’individuo e la sua particolare ricetta della felicità, lo stare soli, di fatto, è una delle condizioni che ci spaventano maggiormente. Lo dimostrano i numerosi sistemi escogitati per poter comunicare in tempo reale, convinti che essere connessi voglia dire essere in relazione, e tutto il tempo che quotidianamente dedichiamo a questi “antidoti” virtuali alla solitudine (-> Vita reale e Vita virtuale: limiti ed eccessi).

Tuttavia, una realtà altrettanto innegabile è che la solitudine è una condizione esistenziale ineluttabile che ci accomuna tutti. La nostra stessa nascita rappresenta un primo incontro con la solitudine, poiché con il parto viviamo l’esperienza della separatezza e della separazione dal corpo materno.

Quindi, se veniamo al mondo da soli, perché ci spaventa tanto stare da soli?

  • Stare soli vuol dire rimanere da soli con se stessi. Stare soli ci obbliga ad entrare in contatto con la persona che ci è più vicina: noi stessi. Possiamo rimuovere la consapevolezza di alcune parti di noi, possiamo attribuirle a chi ci circonda, possiamo rispecchiarci in una nostra immagine idealizzata o svalutata ma non possiamo mai completamente nasconderci a noi stessi. Attraverso un sintomo, le reazioni che inneschiamo negli altri, un generale senso di malessere, ci diamo sempre l’opportunità di segnalarci che qualcosa in noi non va nella direzione del benessere. Quando siamo soli e tutto il “rumore di fondo” che accompagna le nostre giornate si affievolisce, i conflitti tra ciò che desideriamo e ciò che riteniamo di poter ottenere o meritare e, più in generale, le convinzioni e i sentimenti che nutriamo verso noi stessi emergono con più chiarezza. Stare soli ci pone di fronte alla possibilità di incontrarCi e questo, se non abbiamo una buona considerazione di noi, può far paura.
  • Stare soli è considerato innaturale. Siamo animali sociali e cresciamo in un mondo relazionale. La nostra stessa mente si plasma in parte sulle relazioni che costruiamo nei primi anni di vita e il nostro bisogno di relazioni è perfettamente naturale. Non stupisce quindi che siamo portati a credere che essere in relazione sia più salutare per noi. Questo è giusto e numerosi studi dimostrano come la solitudine cronica possa influire sul nostro stato di salute psicologica (disturbi d’ansia, depressione, comportamenti di abuso di sostanze) e fisica (rischio per malattie tumorali e cardiovascolari). Tuttavia, rifugiarsi nelle relazioni per non stare da soli può essere altrettanto dannoso.
  • Tendiamo a vedere solitudine e socialità in contrapposizione. Spesso crediamo che i momenti dedicati a noi siano momenti sottratti alla socialità e questo, in un contesto in cui essere reperibili per gli altri sta diventando un obbligo morale (quante discussioni per le famose “spunte blu”!) rende la scelta della solitudine carica di conflitti di lealtà e paura di essere isolati nel momento in cui non si risponde a determinate aspettative. Spesso, infatti, ciò che ci spaventa non è stare soli, ma essere lasciati soli.  È il caso di tutte quelle persone che preferiscono non avere relazioni intime per timore che poi finiscano: ciò che li spaventa non è stare da soli, difatti loro scelgono la solitudine, ma essere messi nella condizione di dover stare da soli senza possibilità di scelta, in altre parole hanno paura del rifiuto.

Dato che la solitudine fa così paura, dovremmo forse evitarla a tutti i costi?

Nel prossimo articolo approfondiremo la questione. Intanto vi lascio, soli ovviamente, con questa domanda.


Galgani, F. (2014). Solitudine e Contesti Virtuali: La solitudine in un mondo ipertecnologico. Francesco Galgani.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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