Processi cognitivi

Abbiamo bisogno di stare bene a lavoro

Ogni anno il 10 ottobre si celebra in tutto il mondo il World Mental Health Day (giornata mondiale della salute mentale). Quest’anno il tema è “Mental health in the workplace”.

Durante la nostra vita passiamo gran parte del nostro tempo a lavoro. Al bar, in famiglia, alla fermata dell’autobus finiamo quasi sempre col parlare di lavoro. Quando ci presentiamo a qualcuno solitamente diciamo “Sono infermiere, sono operaio, sono commessa, sono disoccupato” perché il nostro lavoro non è semplicemente qualcosa che “facciamo” ma è parte della nostra identità.

Perché lavoriamo?

Molti pensano che si lavori solo per denaro. Si sbagliano. Se si lavorasse solo per il denaro non ci sarebbero 80enni che continuano a restare aggrappati alla propria postazione fino alla morte, anche a metà dello stipendio o gratuitamente. I motivi per cui scegliamo (o rifiutiamo) un lavoro e quelli che ci sostengono negli anni sono tanti e diversi per ciascuno. Gli studiosi gli hanno dato nomi e accezioni differenti, ma possiamo raggrupparli in 5 motivazioni generali:

  1. Strumentale: l’uomo ha la necessità di strutturare il tempo, perché in questo ha una percezione di controllo, rifugge l’anomia e il vuoto esistenziale e rende significativa la propria esistenza (l’Homo Faber di Frakl). Inoltre, il lavoro ci consente di avere denaro attraverso il quale poter acquistare ciò di cui abbiamo bisogno e che desideriamo.
  2. Riconoscimento sociale: il denaro non è l’unico guadagno: possiamo scegliere di fare un lavoro in base a quanto lo percepiamo di valore (ad esempio lavorare per la Corte Europea o per un programma TV per il prestigio che ne deriva, anche se con una retribuzione più bassa) e in base a quanto riceviamo dagli altri riconoscimento e apprezzamento.
  3. Riconoscimento individuale: in TV oggi è pieno di programmi in cui le persone vengono valutate da “maestri”: chef, cantanti, attori, ballerini, comici, scrittori… La nostra società ha un forte bisogno di guida e di giudizio critico. Il lavoro ci consente di ricevere dei feedback individuali e di misurarci con regole e limiti, aspetti essenziali per il nostro equilibrio psichico (se sono flessibili). Sono aspetti che vennero evidenziati nell’effetto Hawthorne già nella prima metà del ‘900.
  4. Autorealizzazione: non sempre il lavoro che si fa coincide con una passione, ma al di là del feedback altrui, tutti noi proviamo un senso di soddisfazione quando realizziamo un obiettivo; è quella pienezza dovuta ad aver “generato” qualcosa, un piacere di cui spesso ci priviamo sul posto di lavoro. Il lavoro poi fa anche da stimolo per superarci e migliorarci, consente di vivere quell’aspetto di sfida che ci tiene vivi.
  5. Socialità: gran parte delle soddisfazioni e dei conflitti  sul posto di lavoro sono dovute al rapporto che abbiamo con i colleghi e con i clienti, perché siamo animali sociali. L’ambiente di lavoro ci consente di vivere il senso di appartenenza.

In conclusione

Passiamo tante ore nello stesso posto e con le stesse persone. Vale la pena prenderci cura del nostro ambiente lavorativo e impegnarci perché sia per noi un ambiente confortevole, amicale e stimolante. Impegnarci in relazioni sane e soddisfacenti, impegnarci a fare ciò che ci gratifica e ci realizza, imparare a dare e ricevere feedback costruttivi, imparare a godere di ciò che facciamo. Se vogliamo vivere in modo più soddisfacente e consapevole è necessario che comprendiamo quali sono i valori e i bisogni per noi più importanti e come li stiamo soddisfacendo (o in che modo ci stiamo impedendo di soddisfarli).

In Italia in questo stesso giorno è stata istituita la Giornata Nazionale della Psicologia, dal titolo “Periferie esistenziali”. In occasione delle due Giornate noi psicologi e psicoterapeuti del Centro Psike vi invitiamo a contattarci per un percorso psicologico di cambiamento e di maggiore soddisfazione esistenziale e lavorativa.

 

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dr Christian Giordano

Ideatore e Fondatore a Centro Psike
Psicologo, Psicoterapeuta, terapista sessuale e di Coppia, esperto in analisi transazionale e perizia grafologica. Mi occupo di disturbi di personalità, problemi sessuali, depressione e ansia. Nel mio studio accolgo ogni paziente con calore, rispetto e assenza di giudizio. Sono convinto che ogni persona può cambiare e migliorare sé stessa.

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