Età evolutiva

La regolazione reciproca madre-bambino nel primo anno di vita (parte I)

Lo studio dei processi di regolazione reciproca tra madre e bambino nasce dopo un lungo percorso che, da un’attenzione legata essenzialmente all’individuo, ha condotto ad una centralità della diade caregiver-neonato e, quindi, all’uso dell’osservazione diretta come metodo d’indagine dei processi psicologici normali e patologici.

La psicologia psicoanalitica dell’Io ha iniziato a considerare, oltre al conflitto intrapsichico, i processi adattativi dell’Io, e ha maturato un interesse per l’osservazione diretta e sistematica del bambino nel suo ambiente di vita: l’ambiente familiare. E’ nata quindi un’attenzione verso le esperienze precoci reali dei bambini come mezzo per studiare lo sviluppo delle relazioni oggettuali nella prima infanzia. Ad esempio, Margaret Mahler tramite l’uso dell’osservazione empirica (utile, secondo, lei per identificare sia gli aspetti normali che patologici dello sviluppo emotivo e mentale) ha elaborato una teoria sull’esistenza di alcune fasi dello sviluppo psicologico nei primi tre anni di vita: la fase autistica, la fase simbiotica e la fase di separazione-individuazione. Queste tre tappe mettono in evidenza i processi che porteranno alla costruzione del Sé infantile.

Alcuni autori considerarono l’osservazione diretta del bambino quale mezzo per accedere alle sue fantasie inconsce, come ad esempio Melanie Klein, che cercò di evidenziare l’impatto di tale mondo fantasmatico interno sulla vita emotiva del bambino.

Altri autori hanno invece focalizzato l’uso dell’osservazione empirica sul ruolo delle esperienze interattive reali nello sviluppo, ad esempio Winnicott. Egli ha focalizzato la sua attenzione sul contesto reale, affettivo e sociale, entro cui si svolgono le cure di accudimento, considerando la reale capacità di una madre sufficientemente buona di rifornire emotivamente e supportare concretamente lo sviluppo del bambino. Il bambino é dipendente dalla madre nelle prime fasi del suo sviluppo, come lo è la madre quando, fin dalla gravidanza, entra nella condizione emotiva della preoccupazione materna primaria. Winnicott ha rilevato che non esiste nulla di simile ad un bambino in assenza di relazioni d’accudimento e di sostegno: il bambino piccolo, cioè, non può essere considerato separatamente dalla madre. Esiste un’inseparabilità del neonato e del contesto familiare. La prevedibilità e la capacità con cui il caregiver offre un ambiente contenitivo permettono al bambino di esplorare liberamente e attivamente l’ambiente e di vedere ciò che egli é in grado di suscitare in coloro che sono in stretto contatto con lui.

La valutazione clinica e l’osservazione del bambino si sposta perciò sulla relazione, con attenzione al sistema interattivo, in cui ciascun membro agisce sull’altro con stimolazioni e modellamenti reciproci. John Bowlby è stato il primo, rifacendosi agli studi dell’etologia, a porre l’accento sul fatto che il bambino é un individuo attivo, biologicamente preadattato, che ricerca precocemente scambi sociali, che organizza le sue esperienze in rappresentazioni di sé e degli altri (i modelli operativi interni) e che necessita per il suo sviluppo di cure adeguate e di risposte al bisogno primario di attaccamento. La qualità delle cure ricevute e le prime relazioni d’attaccamento influenzano precocemente l’organizzazione della personalità, lo sviluppo e l’adattamento successivo.

Si è giunti, quindi, a ricerche in ambito evolutivo che hanno fornito numerose conferme sull’esistenza di un’organizzazione interna precoce del Sé: ogni individuo è fin dall’inizio attivo, competente, capace d’autoregolarsi, di avere intenzioni e formarsi aspettative entro un contesto di cure e di scambi con i genitori, contesto caratterizzato da organizzazione, continuità e prevedibilità.

La capacità  d’autoregolazione si evidenzia sia nella semplice strutturazione dei cicli di sonno-veglia, sia in un’organizzazione altamente complessa dell’omeostasi fisiologica, ma soprattutto nella predisposizione biologica all’interazione sociale. L’evoluzione ha assicurato al bambino la possibilità di partecipare alla relazione con sufficiente competenza nelle capacità di autoregolazione predisposte biologicamente. Queste capacità sono però insufficienti per vivere da solo e sopravvivere e devono perciò essere integrate dalla madre attraverso un’interazione sociale significativa. Alcune di queste capacità del bambino sono l’inclinazione a partecipare al contatto oculare, ad essere organizzato e tranquillizzato quando viene preso in braccio, toccato e cullato, e a mostrare una prolungata e vigile attenzione alle caratteristiche dello stimolo costituito dal volto e dalla voce umana.

Van Wulfften e Hopkins hanno evidenziato che la stessa maturazione neurologica nel bambino, che porta ad esempio ad un maggiore controllo della postura della testa, ad una coordinazione del sistema visivo con quello vestibolare, favorisce le competenze sociali del piccolo. A tre mesi, egli può controllare la rotazione del suo capo verso uno stimolo preciso, la madre, favorendo la propria partecipazione attiva nello scambio comunicativo viso a viso e l’opportunità di regolare l’interazione sociale.

In realtà, già il feto presenta capacità relazionali che coinvolgono il corpo della madre, ma anche la famiglia e l’ambiente esterno. Il feto è, ad esempio, sensibile alle qualità olfattive e gustative del liquido amniotico che cambiano nel corso delle ventiquattro ore, dovute ai cibi, alle spezie e alle droghe (es. nicotina) ingerite dalla madre (si è osservato che il colostro e il latte materno rammentano il gusto del liquido amniotico, contribuendo a creare un legame di continuità e il riconoscimento dopo la nascita tra neonato e madre). Già nella prima metà della gestazione, inoltre, il feto reagisce agli stimoli dolorosi  e alla pressione e alla temperatura di oggetti posti a contatto con la parete addominale materna. Il sistema vestibolare, inoltre, comincia a funzionare dalla sedicesima settimana e percepisce gli spostamenti del corpo materno: quando la madre si muove, il feto resta fermo, mentre tende a muoversi quando la madre si siede o si sdraia. Vi è già la presenza di un’alternanza di turni nella relazione con la madre: lo stile di vita materno ha perciò forti ripercussioni sullo sviluppo del piccolo (es. per lo stress da lavoro). Il feto esprime la sua motilità esplorando la parete uterina con le mani e i piedi e può vivere perciò esperienze tattili. Dalla dodicesima settimana egli presenta risposte agli stimoli uditivi: nella cavità uterina possiamo, infatti, registrare un rumore di fondo non specifico, il battito cardiaco materno e il rumore dei gas dell’apparato digerente della madre. La lunga percezione del battito del cuore materno lascia una traccia nella memoria del bambino che si sta formando. Il feto percepisce anche i suoni provenienti dall’ambiente esterno che, se a bassa frequenza, sono poco attenuati dalla parete addominale e uterina, mentre lo sono di più se a frequenze più alte: la voce materna è lo stimolo uditivo maggiormente percepito dal feto. Vari studi testimoniano  le capacità d’apprendimento e memorizzazione delle esperienze prosodiche verbali da parte del feto, ad esempio del “matherese”. Molte di queste esperienze sonore orientano le successive preferenze acustiche del neonato (ad esempio, per la musica ascoltata dalla madre durante la gravidanza). Anche l’attività motoria riflessa è visibile nel feto durante la gestazione (settima settimana), mentre l’attività spontanea compare dalla settima settimana e mezzo. Quando la madre è tranquilla e rilassata, ogni feto evidenzia ritmi particolari di attività motoria ed una postura preferenziale. La madre dalla diciassettesima settimana può percepire i movimenti corporei così come, ad esempio, i singhiozzi del feto. Sono evidenti anche i movimenti oculari  e quelli del sonno REM a partire dalla ventitreesima settimana.

Il sistema nervoso, in qualsiasi momento della vita intrauterina, è caratterizzato da plasticità e individualità: esso è influenzato, infatti, da un’interazione tra fattori genetici e fattori esperienziali. In definitiva, le eccezionali competenze  del feto da una parte ed il particolare stato recettivo della donna in gravidanza consentono l’instaurarsi di una vera e propria relazione come diade madre-feto fin dall’inizio della gestazione.

È importante, quindi, come donne-mamme prendersi cura di sè ed avere una rete sociale di supporto durante questa fase dell’esistenza così ricca ed emozionante, in modo che lo stato psico-fisico vissuto crei un ambiente favorevole allo sviluppo del feto e prepari il terreno fertile per il benessere futuro del neonato.

 


Ottaviano, S. & Ottaviano, C. (2000). Prima e dopo la nascita. – Dalle origini al 2° anno di vita. Roma, Verduci Editore.

Sameroff, A. J. & Emde, R. N. (1989) (a cura di). I disturbi delle relazioni nella prima infanzia. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1991.

Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1987.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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