Psicologi

Fatevi una carezza!

DARE, FARE, RICEVERE E RIFIUTARE CAREZZE IN ANALISI TRANSAZIONALE.

Il concetto di carezza in Analisi Transazionale è uno dei più interessanti e al contempo di facile comprensione per i più.

Come nasce il concetto di carezza
Ricordate l’esperimento di Harlow sull’attaccamento dei macachi? Emergeva che per il cucciolo era fondamentale la presenza calda e morbida della madre più del nutrimento costante. Così è anche per gli esseri umani.
L’esperimento di Spitz  sulla deprivazione materna dimostrava come fossero essenziali le interazioni sociali per lo sviluppo dei bambini. Già dopo un mese dalla nascita, bambini sottoposti ad una deprivazione emotiva, manifestavano i primi sintomi fino ad giungere a quella che chiamò Depressione Anaclitica.
Da questo bisogno di contatto fisico del neonato, Berne scelse il termine stroke (tradotto in italiano con carezza) per definire l’unità di riconoscimento sociale, che in contesti adulti assume un senso simbolico.

Berne individua tre bisogni fondamentali nell’essere umano:

  1. fame di stimoli (fisici, sensoriali, mentali)
  2. fame di riconoscimento o di carezze
  3. fame di struttura

Parliamo della seconda.

Il termine carezza risulta di facile comprensione; queste possono essere verbali e non verbali, e nelle esperienze di tutti le riconosciamo. Esistono però anche le carezze negative: critiche, umiliazioni, insulti.
Nell’essere umano è fondamentale ricevere carezze, a tal punto che pur di sentirci riconosciuti, accettiamo anche le carezze negative, pur di sfamare il nostro bisogno!
Possiamo fare ancora una distinzione:

  • carezze condizionate (complimento o critica su qualcosa che una persona fa)
  • carezze incondizionate (complimento o critica su come una persona è)

Le prime sono utili per migliorare e migliorarsi, perché hanno in sé l’idea di qualcosa che può essere modificata.
Le seconde contengono un messaggio importante: Tu sei ok/tu non sei ok; pertanto o aiutano e sostengono o distruggono.
Fin da bambini si impara, sopratutto nel mondo occidentale, ad utilizzare delle regole tramandate e non scritte, che fanno da filtro sulla scelta di quali carezze accettare e quali no.

Secondo Steiner, si può parlare di Economia delle carezze:

  1. non dare carezze
  2. non chiedere carezze quando ne hai bisogno o le desideri;
  3. non accettare carezze anche se le desideri;
  4. non respingere le carezze quando non le desideri, o anche se non ti piacciono;
  5. non accarezzare te stesso.

Queste “regole” sono utili fin quando servono per contenere o limitare certi comportamenti, ma inconsapevolmente si tende a vivere con un sottofondo di insoddidsfazione.

Cosa si fa?

Bisogna darsi il permesso di “viversi” queste carezze. Gli Analisti Transnazionali Wollams & Brown hanno elaborato dei permessi; vediamoli:

«Dare. Dare carezze è OK. Raramente si vizia qualcuno dandogli troppe carezze positive. Per i primi 18 mesi di vita, o giù di lì, si possono liberamente dare carezze positive ai propri bambini che le assorbiranno e diventeranno felici, ottimisti e avranno un corpo sciolto e sano; e questo sarà un piacevole aiuto per il resto della loro vita. Le carezze positive sono anche ben accette e desiderate anche da bambini più grandi: solo l’eccesso rallenta la crescita. Carezze positive date da amici, innamorati, dipendenti di lavoro e altri avranno come risultato un senso di benessere e piacevoli rapporti reciproci. Se si è aperti a queste carezze, vi sarà una tendenza a ottenere in cambio una quantità uguale a quella data. Molte persone desiderano dare carezze solo dopo averle ricevute dagli altri. Dando per primi si ottengono migliori risultati.

Prendere. Anche ricevere carezze è OK. Ce le meritiamo! Non si deve fare i difficili. Osservate come i neonati o i bambini piccoli non si preoccupano se la carezza è di prim’ordine o superlativa. Prosperano con qualsiasi cosa sia positiva e non si preoccupano neppure di dire grazie, ma solo di assorbire lentamente la carezza e di sentirsi bene. Quando dicono grazie, è segno che hanno ricevuto la carezza e non che volevano compiacere qualcuno. Gli adulti ben educati, che non sanno che è OK ricevere carezze positive, dicono velocemente grazie e si scrollano via la carezza o si irrigidiscono domandandosi cosa devono fare per restituire il favore. Una carezza data liberamente non obbliga a nessuna risposta. Se fa bene, prenditela, godila, senza cercare complicazioni!

Chiedere carezze. È OK anche chiedere carezze, e quelle che si ottengono domandandole hanno la stessa importanza di quelle date spontaneamente. Non dobbiamo aspettarci che la gente ci legga nel pensiero quello che desideriamo. Il neonato piange per ottenere il tipo di attenzioni che vuole e ne gioisce quando le ottiene. Questo sistema di chiedere direttamente ciò che si vuole aumenta al massimo le possibilità di ottenerlo, ed è un buon sistema per ogni età.

Rifiutare di dare carezze. Non si è obbligati a dare agli altri quello che vogliono. Quando si dà mentre in realtà non si ha voglia di farlo, non se ne ricava nessuna gioia e neppure l’altra persona si sentirà bene. Purtroppo quelli che danno carezze, sia quando desiderano che quando non lo desiderano, presumono che gli altri si comportino allo stesso modo, e così svalutano la maggior parte delle carezze che ricevono. Dai solo quello che desideri dare e aiuta a stabilire una onesta gestione delle carezze.»

Concludendo

Con le carezze incondizionate negative miniamo la fiducia di base dell’altro e se questi è un bambino comprometteremo l’immagine che avrà di sé, dell’altro e del mondo.
Con le carezze condizionate positive e negative possiamo aiutare a rinforzare comportamenti positivi ed estinguere quelli negativi.
Con le carezze incondizionate positive soddisfiamo il bisogno di riconoscimento.
Possiamo sempre scegliere se limitarci e godere a metà della vita, oppure imparare, con l’aiuto di un esperto, ad abbandonare i limiti negativi autoimposti e a darci nuovi permessi, per scegliere di vivere una vita piena di carezze positive.

 


Berne E. (1967), A che gioco giochiamo. Bompiani, Milano.
Berne E. (1979, ed orig. 1972), “Ciao!… E poi?”. Bompiani, Milano.
Harlow, H.F., & Harlow, M.K. (1967), “The young monkeys” Phychology Today, pp.40-47.
Steiner C. (1971), The stroke economy. Transactional Analysis Journal, 1, 9-15.
Stewart I., V. Joines (1987), L’analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Garzanti, Cernusco.
Wollams S. & M. Brown (1985), Analisi Transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni. Cittadella, Assisi.

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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