Età evolutiva

Adolescenza: tra evidenze scientifiche e falsi miti (parte II)

Riprendendo quanto scritto nel precedente post, approfondirò alcuni aspetti legati al funzionamento mentale degli adolescenti, con l’obiettivo di sfatare diversi preconcetti e stereotipi sociali e stimolare altri punti di vista utili a genitori, educatori e ai ragazzi stessi per fronteggiare le peculiarità di questa fase della vita.

Come abbiamo visto, l’adolescente è spinto alla continua ricerca di gratificazioni. In questo periodo dello sviluppo, infatti, si intensificano le attività cerebrali legate a circuiti che utilizzano la dopamina come neurotrasmettitore, che sappiamo essere responsabile della tendenza a perseguire il piacere. Chi ha figli adolescenti, o lavora con adolescenti, sa bene che i ragazzi di questa età sono particolarmente attratti da esperienze eccitanti. Molto spesso nel loro stato abituale gli adolescenti si mostrano annoiati dall’esistenza, per poi riattivarsi in modo estremo in situazioni stimolanti. Le ricerche dimostrano che questo è dovuto al livello di base della dopamina, inferiore rispetto a quello di altri periodi della vita, che durante l’esperienze eccitanti cresce in proporzione maggiore rispetto a quanto faccia in altre età. Gli adolescenti quando vivono situazioni stimolanti si sentono quindi più vitali, tanto da arrivare a dare attenzione solo al raggiungimento delle gratificazioni, escludendo i rischi o gli effetti negativi dalle potenziali conseguenze.

La ricerca di gratificazione legata ai livelli di dopamina si manifesta in 3 modi.

  1. Nell’impulsività (quando l’adolescente mette in atto comportamenti senza rifletterci) il ragazzo non valuta alternative comportamentali, ma segue l’impulso. È come se vivesse in uno stato di forte “accelerazione”, situazione che i genitori e gli educatori vivono con molta preoccupazione. Dagli studi sul cervello si è appreso che questi impulsi possono essere controllati da alcune fibre nervose regolative site nella parte cerebrale superiore, che portano il ragazzo a riflettere prima di tradurre il suo desiderio in azione. Queste fibre iniziano a formarsi proprio durante l’adolescenza per controbilanciare il sistema della ricerca della gratificazione (o della ricompensa), consentendo un maggiore controllo cognitivo sull’azione e, quindi, prevenendo rischi e pericoli.
  2. La maggiore predisposizione allo sviluppo di dipendenze, tipica della fase adolescenziale, è legata all’ulteriore rilascio di dopamina generato dalle situazioni che portano alla gratificazione, rilascio che crea, in questo modo, dipendenza da tale esperienza o sostanza. Per cui un ragazzo, ad esempio, può bere dell’alcool ricercando il piacere, l’euforia, il brio a causa dei suoi livelli di dopamina. Dopo l’assunzione di un cocktal il suo cervello rilascia ancora dopamina, inducendo l’adolescente a ingerire ulteriori bevande alcoliche per raggiungere altro piacere.
  3. La iper-razionalità è il modo tipico dei teenegers di analizzare il mondo in termini concreti e “alla lettera”, dando attenzione ai dettagli e perdendo la visione complessiva. Per cui, di fronte ad un comportamento a rischio, valutano i vantaggi materiali calcolati e non le possibili conseguenze. I ragazzi sono consapevoli dei pericoli, ma danno maggiore attenzione ai benefici piacevoli, minimizzando l’importanza dell’esito negativo e amplificando quella dell’esito positivo. Manca quindi il cosidetto pensiero globale che ci permette di prendere decisioni considerando il contesto complessivo e perseguendo i valori in cui crediamo.

Un’altra caratteristica dell’adolescenza sottolineata nel precedente post è la presenza di una intensificazione dei rapporti con i coetanei. Spesso i comportamenti a rischio aumentano proprio quando gli adolescenti stanno con i loro amici o immaginano cosa potrebbero pensare di loro se sapessero ciò che hanno compiuto. In queste situazioni aumenta la spinta a cercare gratificazioni e a fare esperienze nuove dando poca attenzione ai rischi, rinforzando quindi l’uso del pensiero iper-razionale e dell’impulsività.

Come detto, nel corso dell’adolescenza si sviluppa il collegamento tra diverse aree del cervello, con la nascita di un processo di integrazione che porta alla crescita delle fibre nervose deputate al controllo dell’impulsività e al rafforzamento del pensiero globale. La ricerca del brivido inizia quindi pian piano ad essere convogliata in attività meno rischiose e pericolose, soprattutto se il ragazzo verifica conseguenze negative al suo comportamento e non viene lasciato da solo nel valutare le situazioni. I comportamenti impulsivi, infatti, andrebbero confrontati e discussi in famiglia.

Ma quali possono essere le risorse di questo modo di funzionare del cervello adolescenziale?

Prima di tutto, la ricerca di gratificazione spinge il ragazzo a perseguire esperienze nuove ed è quindi il trampolino di lancio che porta al raggiungimento dell’autonomia dalla famiglia di origine. Grazie a questa tendenza, il ragazzo prende coraggio per scelte importanti come l’andare a vivere da solo e affrontare realtà sconosciute. Il pensiero iper-razionale facilita questo processo, dando maggior rilievo agli aspetti positivi delle esperienze piuttosto che ai potenziali rischi. L’intensificarsi del rapporto con i pari crea quel “cuscinetto” di sicurezza a cui il ragazzo può appoggiarsi nella sua esplorazione del mondo. Da un punto di vista evolutivo della specie umana, quindi, le caratteristiche del cervello adolescenziale hanno numerosi vantaggi, primo fra tutti evitare l’endogamia con l’allontanamento dalla famiglia. La ricerca di novità e la capacità di creare pratiche innovative permette alla nostra specie di adattarsi ai veloci cambiamenti sociali e ambientali.

L’adolescenza rappresenta, quindi, una fase di vita necessaria sia a livello individuale, per il raggiungimento di abilità nuove, sia a livello generale per il mantenimento della specie.

 


Siegel, D. J. (2014). La mente adolescente. Milano, Raffaello Cortina.

The following two tabs change content below.

dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.