Processi cognitivi

Non solo testa: uno sguardo all’Intelligenza Emotiva

Come mai, a parità di livello intellettivo, alcune persone primeggiano nella vita ed altri incontrano maggiori difficoltà? Quali sono le altre capacità che permettono lo sviluppo di competenze differenti? E soprattutto: è possibile misurare queste capacità? E’ da domande di questo tipo che si sono avviate le prime ricerche sull’Intelligenza Emotiva, ovvero

“La capacità che hanno gli individui di monitorare le sensazioni proprie e quelle degli altri, discriminando tra vari tipo di emozione ed usando questa informazione per incanalare pensieri ed azioni” (Salovey e Mayer, 1990)

A questa iniziale definizione, venne aggiunta la capacità di percepire le emozioni, confrontarle con le sensazioni, comprenderne il messaggio e la capacità ad utilizzarlo.

Il concetto di Intelligenza Emotiva deve di certo la sua popolarità a Goleman che, in accordo con Salovey e Mayer, ne stabilisce cinque aspetti:

  • Conoscere le proprie emozioni. Quest’abilità aumenta la propria autoconsapevolezza, guardando in modo introspettivo ai propri pensieri, sentimenti ed azioni. Si rispecchia nella capacità di compiere scelte in ogni momento della vita.
  • Maneggiare le proprie emozioni.  Equivale alla capacità di tollerare gli eventi più o meno frustanti della vita. Influisce sul benessere della persona e rinforza il suo sentirsi stabile.
  • Motivare se stessi, ovvero, spingersi verso il raggiungimento di un obiettivo. Secondo Goleman, l’obiettivo sarà raggiunto tanto più la persona si concentrerà sull’esperienza di piacevolezza del fare e non nell’atto in sé.
  • Riconoscere le emozioni degli altri. E’ una delle abilità sociali più importanti, che si coniuga con l’empatia.
  • Utilizzare le competenze sociali nell’interazione con gli altri. Questo ambito riflette i precedenti nella capacità della persona di mostrare la consapevolezza di sé e la gestione emotiva nel rapporto con gli altri.

Quest’ultimo punto ci conduce al concetto di Intelligenza Interpersonale (Hatche Gardner) che consta di quattro abilità:

  • Capacità di organizzare i gruppi. E’ l’abilità essenziale del leader, coinvolge la capacità di coordinare gli sforzi di una rete di individui.
  • Capacità di negoziare soluzioni. E’ il talento del mediatore, colui in grado di prevenire i
    conflitti o risolvere quelli già esistenti.
  • Capacità di stabilire legami personali. Coinvolge l’empatia, il saper entrare in connessione con gli altri.
  • Capacità d’analisi della situazione sociale. E’ la capacità di riconoscere e comprendere i sentimenti, le motivazioni e le preoccupazioni altrui.

Tutte queste capacità interpersonali si basano su altre intelligenze emotive. Se non bilanciate da una giusta percezione delle proprie esigenze e sentimenti, possono condurre ad un successo sociale privo di un reale significato, raggiunto a scapito della propria soddisfazione.

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Goleman D.,  (1996), Intelligenza Emotiva. Che cos’è e perchè può renderci felice, Rizzoli, Milano

Ristori S. A., (2009), Intelligenza emotiva: definizione del costrutto e principali ambiti di applicazione, in www.spc.it

Salovey P., Mayer J., (1990), Emotional Intelligence, in “Immagination, cognition and personality“, 9, 185-211

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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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