Relazioni

Il rapporto con un fratello o una sorella “speciale”

Il legame tra fratelli è sempre speciale, è un legame che nasce nello stesso contesto, la maggior parte delle volte, tra gli stessi affetti a volte percepiti in modi diversi, e con vissuti sempre differenti pur mantenendo le stesse storie di “famiglia”.
Ma quando un fratello o una sorella vivono una disabilità, il legame diventa ancora più speciale.
Esistono studi in merito ai vissuti di questi legami, e un filone di ricerca si è concentrato sui Siblings, termine anglosassone per definire semplicemente un rapporto fraterno, ma in questo caso è stato utilizzato per identificare il legame fraterno con un disabile. Dalle interviste raccolte una considerazione comune è stata: “Io non vedo mio fratello come disabile, ma semplicemente come mio fratello”.

La relazione è identica ad ogni altro legame fraterno, con tutte la varianti annesse come per chiunque. La storia evolutiva è a grandi linee la seguente:

Sin da piccoli, i bambini sono predisposti a dare “aiuto e protezione” a loro fratelli, non vedendo la disabilità in alcun modo, perché i genitori accudiscono entrambi. In seguito, sopratutto nel caso di disabilità intellettive, i fratelli diventano più consapevoli , grazie anche al naturale confronto evolutivo che avviene tra bambini. In adolescenza si hanno bisogni diversi, primo tra tutti quello di scoprire la propria identità; per tanto i rapporti si affievoliscono, ma si fa avanti il bisogno di comprendere il significato di ciò che accade intorno a loro e che potrà accadere al proprio fratello.

Il contesto fa la sua parte, sopratutto se la disabilità viene vista come qualcosa di lontano e distante, l’adolescente potrà sperimentare un sentimento di estraneità dal gruppo dei pari. Se il contesto sociale è positivo, vivrà chiaramente la sua fase “adolescenziale” in serenità.

Delle caratteristiche comuni sono però emerse.

  • La paura dovuta all’identificazione con il fratello e al timore di condividere con lui nel futuro la stessa disabilità, che di solito diminuisce quando ricevono informazioni chiare sulla fragilità dell’altro;
  • La sensazione di perdita nei confronti delle attenzioni dei genitori;
  • La solitudine e l’esclusione, sia come effetto dell’isolamento della famiglia o dalla comunità, sia come conseguenza del senso di esclusione dal gruppo dei pari, con cui non possono condividere le preoccupazioni legate al fratello con disabilità;
  • La vergogna, in quanto ritengono che la propria famiglia sia marchiata per sempre;
  • L’imbarazzo, in quanto i comportamenti inadeguati attirano lo sguardo delle altre persone oppure devono rispondere a domande di amici e conoscenti che possono mettere in difficoltà;
  • Sensazione di essere invisibili o non visti, perché danno poco “fastidio” rispetto al fratello con disabilità;
  • Il senso di colpa, in quanto soprattutto da piccoli, pensano che la disabilità sia una punizione o conseguenza di qualcosa che hanno fatto o detto. Questa emozione può anche ritrovarsi sottoforma di sindrome del sopravvissuto (perché io si e lui no) o dal conflitto tra il sentimento di vergogna e l’amore che provano per il proprio congiunto;
  • L’eccessiva responsabilizzazione, soprattutto se i siblings sono primogeniti, sono sorelle o fanno parte di una famiglia poco numerosa; questo, unito al senso di colpa, li porta a diventare bambini iperadattati, che sentono di avere il dovere di non dare ulteriori problemi ai genitori, già così preoccupati per la situazione del fratello;
  • La rabbia, quando i genitori tendono a difendere o proteggere troppo il fratello con disabilità o dedicargli troppe risorse emotive e finanziarie; spesso questa emozione è seguita dal senso di colpa, perché non ci si sente legittimati a provare queste emozioni verso un bambino con disabilità;
  • L’ansia legata all’eccessiva richiesta di prestazione, o come richiesta implicita per compensare il fallimento sperimentato con il figlio con disabilità o perché i siblingsspontaneamente sentono di dover essere molto esigenti con loro stessi;
  • La preoccupazione per il futuro, il “dopo i genitori”; questi bambini vengono spesso implicitamente caricati dall’aspettativa che dopo la perdita dei genitori loro diventeranno i caregiver dei fratelli, a livello fisico, affettivo, economico”.

Questi visssuti, se non riconosciuti ed elaborati, possono dare origine ad altre problematiche.
Chi può intervenire sin dall’inizio sono i genitori, nella gestione del rapporto tra i figli.

Può essere utile una comunicazione chiara sulle esigenze del figlio con “bisogni speciali”, oppure una comunicazione emotiva rispetto ai propri vissuti, in modo da offrire supporto e confronto anche all’altro figlio, per dargli la possibilità di poter esprimere ciò che prova.
Da una ricerca del 2002 (O’Kane, Grissom & Borkowski ) è emerso come le strategie di coping siano collegate al modo in cui la madre esprime le emozioni verso di loro. È importante che questi figli si sentano autorizzati dai genitori ad esprimere al loro volta le emozioni e i vissuti rispetto al fratello disabile, per far sì che si crei naturalmente un legame libero e sano basato sulla scelta volontaria della relazione col fratello.
Nel corso della loro vita si troveranno a sviluppare risorse e competenze maggiori rispetto al gruppo dei pari, quali empatia, affidabilità, tolleranza, pazienza, compassione e orgoglio nei confronti dei fratelli, manifestando migliori abilità sociali. Spesso hanno un forte senso di responsabilità, oltre che un’affinata sensibilità, e la maggior parte sceglie di dedicarsi alle professioni di aiuto, dove come strumento principe utilizzano la relazione per il benessere(Valtolina).

Emerge come la comunicazione e la chiarezza sulla malattia possano essere utili sin da bambini, per facilitare la comprensione della differenza con le altre famiglie e per sentirsi parte integrante della situazione. Ma lasciarli liberi di coltivare i propri spazi e interessi, restituisce loro un riconoscimento identitario e li aiuta a mantenere una normalità nelle loro vite .


Bibliografia
Dondi A., (2008), Disabilità, trauma familiare e resilienza. Il peso della normalità per fratelli e sorelle delle persone disabili, “Quaderni di psicologia, analisi transazionale e scienze umane”, n. 48.
Farinella A. (2015). Siblings: essere fratelli di ragazzi con disabilità, Edizioni Erickson
Valtolina G. (2007) L’altro fratello: Relazione fraterna e disabilità, Milano FrancoAngeli

 

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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