Psicologi

La Dereflessione: un’efficace tecnica psicoterapeutica

La Dereflessione è una tecnica psicoterapeutica utilizzata per superare i comportamenti mentali nevrotico caratterizzati da rimuginio, ruminazione ed egocentrismo e alla base di disturbi sessuali, depressione e disturbi del sonno.

 

Il bisogno di senso

La Logoterapia si basa su una teoria motivazionale che vede l’uomo come un essere animato dalla volontà di significato. L’uomo è un essere intenzionale, che ha necessità di dare significato alle cose. Essere intenzionali significa avere una finalità, uno scopo, essere rivolti verso qualcosa (Homo Faber) o qualcuno (Homo Amans). La volontà di significato si poggia su due facoltà tipicamente umane: l’autotrascendenza – cioè la capacità dedicarsi a un compito, una causa, uno scopo, non fermandosi all’autorealizzazione ma realizzando qualcosa che sta al di là di sé – e l’autodistanziamento – facoltà che rende l’uomo capace di guardarsi dall’alto, valutare il proprio comportamento in termini etici e ridere di sé.

Non si può essere felici se non c’è un motivo per essere felici. Il bisogno di senso è implicito in quasi tutte le condizioni psicopatologiche. Viktor Frankl, ad esempio, raccontò di un paziente depresso che aveva fatto anni di psicoterapia e che un giorno gli disse: «Dottore, io ho capito benissimo cosa devo fare per guarire, ma il fatto è che non ho nessun motivo per guarire».

 

Iperriflesisone

Frankl afferma che l’autorealizzazione che non è sostenuta dal dedicarsi ad un compito provoca iperintenzione e iperriflessione:

«In Europa si ritiene che il boomerang ritorni al cacciatore tutte le volte che lo lancia; in Australia mi hanno invece spiegato che al cacciatore ritorna solo il boomerang che ha mancato di colpire la preda. Ebbene, la stessa cosa succede con le persone che si preoccupano molto della loro autorealizzazione. Non avendo trovato un significato nella loro vita, esse “ritornano”, ossia si ripiegano su se stesse e riflettono incessantemente su di sé» (Frankl, 1993, 110).

Il meccanismo dell’Iperriflessione è spesso implicato nei disturbi sessuali e nei disturbi del sonno. Può succedere, ad esempio, che chi soffre di impotenza si dimentichi che l’atto sessuale è il mezzo per ottenere piacere reciproco e intimità e inizi a concentrarsi sulla prestazione (sto facendo bene?), sul proprio livello di piacere (sto godendo quanto dovrei?) o sulle reazioni della partner (sta godendo come dovrebbe?). La riflessione su ciò che si fa durante il sesso sostituisce il motivo per cui si fa sesso.

Allo stesso modo, l’insonne prolunga i tempi di addormentamento perché troppo concentrato sul fatto di doversi addormentare, e ciò impedisce il rilassamento necessario al passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno. Più intensa è l’attenzione del soggetto verso l’addormentamento e più difficile gli risulterà raggiungimento lo stato di rilassamento necessario all’addormentamento, secondo la nota Legge dello sforzo che produce l’effetto contrario.

Se è varo che la Dereflessione (insieme alla tecnica dell’Intenzione Paradossa) viene utilizzata soprattutto nell’impotenza, nell’eiaculazione precoce e nell’insonnia, possiamo trovare tracce di iperriflessione in quasi tutti i disturbi psicologici. Prendiamo ad esempio i disturbi della dimensione somatica: la salute fisica è uno strumento per potersi godere la vita; eppure le persone ipocondriache, dismorfofobiche, ortoressiche etc. sono così concentrate sul non rovinare lo strumento da non riuscire più a godersi la vita. Oppure si è così preoccupati dal pericolo di perdere la vita da vivere senza gioie, senza relazioni, senza rischi, come se si fosse già morti.

Il fatto stesso di concentrarsi sul piacere, sull’autorealizzazione e sulla felicità svia l’attenzione dal motivo per cui godere, realizzarsi ed essere felici. E nel momento in cui si perde di vista il significato, si interrompe anche la percezione di benessere che ne deriva. C.S. Lewis, l’inventore del mondo di Narnia, scriveva molto acutamente:

«Ed ecco l’errore fatale: solo quando tutta la vostra attenzione e il vostro desiderio si trovano accentrati su qualcos’altro – una montagna lontana, o il passato, o gli dèi di Asgard – solo allora il “brivido” arriva. È un sottoprodotto. La sua stessa esistenza presuppone che non è quello ciò che desiderate, ma qualcosa di diverso e di esteriore» (Lewis, 125).

 

La tecnica della Dereflessione

 

La dereflessione è una tecnica che fa leva sulla capacità di autotrascendenza per cui l’uomo smette di combattere contro la coazione e si pretende oltre sé stesso dedicandosi a qualcosa o a qualcuno (valori di produzione o di relazione) spezzando, così, il meccanismo nevrotico.

Troviamo premesse simili anche nella Acceptance and Commitment Therapy, in particolare sull’aspetto legato al vivere i valori e al diventare responsabili di ciò che si sta facendo della propria vita. Frankl in una conferenza negli Stati Uniti disse che dopo aver costruito la Statua della Libertà si sarebbe dovuta costruire nell’altra costa la Statua della Responsabilità.

Per utilizzare efficacemente la tecnica della Dereflessione è importante sottolineare la differenza tra dereflessione e distrazione: lo scopo non è semplicemente “non pensarci” o “pensare ad altro”. Sostituire un pensiero con azioni o altri pensieri è un palliativo. Alla base della iperriflessione, come abbiamo detto, c’è il fallimento dello scopo. Per sanare questo processo è necessario quindi deinvestire le energie dalla ruminazione e concentrarle nella realizzare uno scopo.

L’applicazione della dereflessione richiede da parte dello psicoterapeuta una grande flessibilità e creatività. È spesso utile combinarla con tecniche basate sul’autodistanziamento (metafore, umorismo, intenzione paradossa…) e ancorarla al vissuto concreto del paziente.

Per elicitare una risposta dereflessiva da parte del paziente ci si può aiutare con alcune domande: «Come sarebbe la sua vita se non avesse questo problema? In che modo sarebbe differente da quella di oggi, concretamente?». «C’è qualcosa/qualcuno per cui moriresti?». Valutandone l’opportunità in base alla propria esperienza e saggezza terapeutica, si può anche porre al paziente la domanda che talvolta poneva Frankl ai suoi pazienti: «Qual è il motivo per cui non ti togli la vita?». Questi stimoli possono aiutare i pazienti a vedere al di là del loro problema e scoprire ciò che per loro conta veramente.

La tecnica della dereflessione può anche essere combinata con la tecnica cognitivo-comportamentale dello “stop dei pensieri“: in una prima fase si insegna al paziente a dire “Stop!” quando si rende conto che sta iperriflettendo. A questo scopo ci si può avvalere di tecniche immaginative o sensoriali. Nella seconda fase vengono individuati i valori che si desidera realizzare in quel momento per poi passare (terza fase) ad orientare il pensiero e l’azione alla loro realizzazione.

 

Lo stesso processo è stato descritto da Watzlawick nell’ambito delle induzioni del blocco dell’emisfero sinistro. Si tratta del celebre paradosso del “Sii spontaneo!”, una ingiunzione a doppio legame nella quale si prescrive qualcosa che di per sé deve essere privo di intenzionalità.

«L’esistenza di questo paradosso consiste nel fatto che in una situazione interpersonale uno dei partner esige o presuppone da parte dell’altro un comportamento che per sua natura: può verificarsi solo spontaneamente da sé, e non certo quando viene richiesto: la richiesta rende impossibile ciò che è stato richiesto» (Watzlawick, 96).

 

In psicoterapia, il benessere, il piacere e l’autorealizzazione non possono essere perseguiti direttamente. La felicità è un derivato della realizzazione di un compito, per cui se si è decentrati su un compito da realizzare (valori di creazione) o una persona da amare (valori di relazione), vengono disinnescati i meccanismi nevrotici dell’iperriflessione e dell’iperintenzione che, come abbiamo visto, bloccano la possibilità di ottenere il benessere.

 

 


Lewis, C.S. (1994). Sorpreso dalla gioia. I primi anni della mia vita, Milano: Editori Associati

Hoffmann, B.H. (1980). Manuale di Training Autogeno, Roma: Astrolabio

Frankl, V. E. (1975). Paradoxical intention and dereflection. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 12(3), 226

Frankl, V.E. (1993). A tu per tu. A colloquio con Viktor E. Frankl, in Fizzotti E. (a cura di), Chi ha un perché nella vita… Teoria e pratica della Logoterapia. Roma: LAS

Frankl, V.E. (2001).  Teoria e terapia delle nevrosi. Brescia: Morcelliana

Frankl, V.E. (1993). Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia. Roma: Città Nuova

Watzlawick, P. (1977). Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica. Milano: Feltrinelli.

Lukas E. (1983). Dare un senso alla vita. Assisi: Cittadella Editrice

 

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dr Christian Giordano

Ideatore e Fondatore a Centro Psike
Psicologo, Psicoterapeuta, terapista sessuale e di Coppia, esperto in analisi transazionale e perizia grafologica. Mi occupo di disturbi di personalità, problemi sessuali, depressione e ansia. Nel mio studio accolgo ogni paziente con calore, rispetto e assenza di giudizio. Sono convinto che ogni persona può cambiare e migliorare sé stessa.

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