Età evolutiva

ADHD: come si gestisce a scuola?

La scuola risulta spesso un ambito nel quale bambini e adolescenti incontrano difficoltà nell’adesione alle regole imposte e allo svolgimento delle attività proposte. In alcuni casi, la metodologia applicata dagli insegnati per il rispetto delle regole e il raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati ad inizio anno consiste nella valutazione negativa quando i risultati vengono disattesi. Questo principio educativo, nella STRAGRANDE maggioranza dei casi funziona! L’alunno, pur di non portare a casa brutti voti, tende ad impegnarsi di più raggiungendo spesso gli obiettivi proposti dall’insegnante.

Il problema sorge nel momento stesso in cui tutto questo non funziona, specie se il bambino (o adolescente che sia) ha un disturbo del comportamento e più nello specifico un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.

Da una ricerca condotta da psicologi e psichiatri dell’età evolutiva dell’Università di Exeter (UK) risulta che gli studenti con un disturbo del comportamento (ADHD tra tutti) hanno una maggiore probabilità di ricevere sanzioni disciplinari rispetto ai coetanei senza tale disturbo. La domanda allora è: è giusto sanzionare, a scopo educativo, uno studente che manifesta problematiche comportamentali legate ad uno stato patologico?

OVVIAMENTE NO! 

In questi casi spesso si ottiene il risultato opposto. Lo studente con ADHD non è in grado di stabilire autonomamente i limiti richiesti dall’istituzione scolastica e la punizione diventa ininfluente affinchè si adegui alle richieste dell’insegnante.

E allora cosa si può fare?

È bene innanzitutto riconoscere e definire il problema del bambino e non rischiare di etichettarlo come “cattivo” o “svogliato”. Spesso risulta fondamentale (ma non necessaria) una diagnosi effettuata da un servizio pubblico (asl, centri regionali specializzati) e non, per chiarire che il comportamento dello studente è dipeso da un disturbo clinico riconosciuto. A questo punto, la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 e la Circolare n.8/2013 stabiliscono e ampliano a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla legge 53/2003. Viene precisato inoltre, che è compito del team docenti o del Consiglio di classe accogliere le diagnosi delle famiglie e sviluppare una personalizzazione didattica o l’uso di strumenti compensativi e misure dispensative per l’inclusione nel gruppo classe dello studente in difficoltà.

L’articolo successivo svilupperà i temi riguardanti le strategie didattiche ed educative per la gestione in classe di un alunno con ADHD.


Fedeli D., Vio C., ADHD, iperattività e disattenzione a scuola, 2015, Giunti Scuola, Firenze;

Ford T., Parker C., Salim J., Goodman R., The relationship between exclusion from school and mental healt, 2017, Cambridge University Press.

 

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Psicologo, Psicoterapeuta dell'età evolutiva specializzato nei disturbi del comportamento. Mi occupo della valutazione, diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi del comportamento e delle famiglie che hanno difficoltà a gestire i propri figli con diagnosi di ADHD e disturbi del comportamento esternalizzante in generale.

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