Relazioni

Come sopravvivere alla perdita di una persona cara

“Tutto ciò che ci è più caro ci può essere strappato; ciò che non può essere tolto è il nostro potere di scegliere quale atteggiamento assumere dinanzi a questo avvenimento” Victor Frankl

Quando si perde una persona cara, si vive uno dei momenti più dolorosi della vita. Non è un compito facile affrontare questo evento rimanendo lucidi e con un equilibrio interiore. Di colpo dobbiamo fare i conti con l’incertezza della vita e col senso di impotenza che ci mette con le spalle al muro.

La reazione al lutto è molto personale e possono essere diversi i fattori che la influenzano:

  • le circostanze del decesso;
  • la prevedibilità o meno dell’evento;
  • le caratteristiche personali di chi subisce il lutto (età, rapporto affettivo, grado di parentela, etc);
  • le risorse presenti all’interno del contesto in cui si vive.

Uno stato depressivo è del tutto comprensibile nella fase di elaborazione del lutto, ma se questo perdura, lasciando la persona in una condizione di angoscia perenne senza trovare via d’uscita, è bene che si affidi ad un aiuto che possa accompagnarlo nel difficile percorso di accettazione e superamento della perdita.
Difatti molte delle problematiche psicologiche che spingono una persona a cercare sostegno, sembrano essere legate alla mancata elaborazione di un lutto (perdita reale o simbolica, ma fondamentale nella vita di una persona).

Facendo riferimento alla teoria a cinque fasi di Kübler Ross (1990; 2002) possiamo definire l’elaborazione del lutto come un processo che si sviluppa attraverso cinque momenti:

  1. Negazione/Rifiuto (in principio si nega il lutto come naturale meccanismo di difesa);
  2. Rabbia (quando si realizza la perdita subentra un enorme carico di dolore che provoca una grande rabbia, alle volte rivolta verso se stessi o persone vicine o, in molti casi, verso la stessa persona defunta);
  3. Negoziazione o Patteggiamento (si tenta di reagire all’impotenza cercando delle risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto);
  4. Depressione (ci si arrende alla situazione razionalmente ed emotivamente);
  5. Accettazione (si accetta l’accaduto, riappacificandosi con esso, spesso sperimentando fasi di depressione e rabbia di natura moderata, volte a riconciliarsi definitivamente con la realtà).

Non si assiste rigorosamente a una sequenzialità, ma esse possono presentarsi con modalità e tempi differenti. Se non si affrontano e si superano tutte le fasi, il rischio della non elaborazione del lutto è presente.

Tanti hanno studiato il lutto nelle sue declinazioni. Il lutto può diventare patologico o complicato quando esiste una difficoltà ad accettare la sua ineluttabilità. Secondo Bowlby (1973) possiamo osservare un collegamento tra stile di attaccamento e vulnerabilità alla sintomatologia. Egli mise in risalto come in una persona con attaccamento insicuro è presente una sorta di predisposizione al lutto patologico per via di una difficoltà di gestione delle emozioni dolorose previste dalla perdita.

Parkes (1980) ha verificato che la qualità della relazione che viene interrotta dalla morte influenza il percorso di elaborazione (lutto conflittuale) e afferma che “il dolore del lutto è naturale come gioia dell’amore: la sofferenza determinata dal distacco nasce dall’intensità del legame che sentiamo verso la persona che abbiamo perso”.

Il dolore del lutto si differenzia da quello dovuto ad altre perdite per intensità e la definitività della perdita, alla quale non è possibile rimediare (Pangrazzi, 1991), e ciò comporta la necessità di accettare una perdita. L’accettazione è un processo che, per definizione, implica la tendenza al rifiuto, intendendo con rifiuto il desiderio del soggetto di credere che la perdita non si sia verificata (Perdighe, Mancini, 2010).

“È possibile che la persona che ha subito un lutto rimuova il dolore legato alla perdita, congelandone l’elaborazione, o che compaia una sintomatologia depressiva come una delle complicazioni più frequenti” (Pangrazzi, 1991); può nascere uno stato di sofferenza non ben definito.

J. William Worden psicologo presso il Massachusetts General Hospital, ha concentrato le sue ricerche sul suicidio, la cura dei malati terminali, la psiconcologia e il lutto. Worden pone in evidenza quelli che ritiene essere gli obiettivi del lavoro su questo argomento:

  • ACCETTAZIONE DELLA REALTÀ DELLA PERDITA: Confrontarsi con la realtà della perdita e superare la normale tendenza a negare l’evento della morte;
  • ELABORAZIONE DEL DOLORE DEL LUTTO: Sperimentare il dolore e i sentimenti di depressione, isolamento, vuoto legati alla perdita del proprio caro
  • ADATTAMENTO AD UNA REALTÀ NELLA QUALE IL PROPRIO CONGIUNTO NON C’È PIÙ: Sviluppare nuove capacità per adattarsi ai nuovi ruoli, al nuovo senso di sé e del mondo
  • DARE UN NUOVO SPAZIO AL PROPRIO CARO E PROSEGUIRE NEL PROPRIO PERCORSO DI VITA: Trovare un luogo nella propria vita interiore dove il proprio caro è presente, pensarlo con un senso di tristezza ma non più con sentimenti di disperazione intollerabili

Questa classificazione è solo per comprendere. Per capire il processo del lutto conviene quindi scegliere il modo di classificarne le fasi che sia più utile, anche praticamente, al suo superamento.
Un modo utile per classificare le fasi del lutto e la sua elaborazione è quello proposto dalla tanatologa americana Therese Rando; prevede sei stadi descritti come tappe di un percorso:

  1. Riconoscere la perdita;
  2. Rispondere in modo sano alla separazione (provare il necessario dolore);
  3. Ricordare la persona scomparsa e il proprio rapporto con essa;
  4. Rinunciare alla persona scomparsa;
  5. Riadattarsi a una nuova normalità della vita;
  6. Reinvestire emotivamente nella vita.

Vivere un evento di tale portata, implica la necessità di dover affrontare e sentire tutta una serie di sensazioni negative, che riguardano il dolore, la tristezza e la disperazione per l’accaduto. Questo dolore è talmente forte che alcune persone per evitare di star male, o per esser forti davanti agli altri, tendono a chiudere in un cassetto le emozioni più difficili e dolorose, facendo finta che ciò non sia accaduto, ma facendo ciò, rischiano di ottenere l’effetto contrario; aumenta la tensione psicologica e viene rallentato il processo di elaborazione del lutto.

Riuscire a identificare la presenza di un lutto non elaborato, può aiutare la persona portatrice del malessere a dare un senso a ciò che sta vivendo e a proseguire il processo che si era arrestato.


Bowlby, J. (1973): Attachment and Loss. Vol. 2: Separation, Basic Books, New York. Tr. It.: Attaccamento e perdita.: Vol. 2: la separazione dalla madre. Bollati Boringhieri, Torino 2000.
Bowlby, J. (1982). Costruzione e rottura dei legami affettivi. Milano: Raffaello Cortina.
Kübler Ross, E. (1990). La morte e il morire. Assisi, Cittadella Editore, 2015 ed.13°
Pangrazzi, A., (1991). Il lutto: un viaggio dentro la vita. Torino: Edizioni Camilliane.
Parkes, C. M. (1980). Il lutto. Studi sul cordoglio negli adulti. Milano: Feltrinelli.
Perdighe, C., Mancini, F. (2010). Il lutto. Dai miti agli interventi di facilitazione dell’accettazione. Psicobiettivo, 2010, 30, 127-147.
Worden JW. (1991). Grief counseling and grief therapy. A Handbook for the mental health practitioner. New York, Springer

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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