Età evolutiva

Bambini e psicoterapia

Quando può essere utile un intervento di psicoterapia per un bambino? Su che aree si lavora? Con quali tempistiche? Quanto spazio hanno i genitori in questo percorso? In realtà, le modalità di intervento possono essere diverse, a seconda del modello teorico di riferimento dello specialista che prende in carico il bambino. Personalmente, per rispondere alle domande qui esposte, trovo particolarmene interessante la lettera ai genitori scritta dalla dott.ssa Dolores Munari Poda, psicoterapeuta Analista Transazionale, didatta e supervisore, che ha pubblicato un articolo proprio per spiegare ai genitori in cosa consista il lavoro di psicoterapia con i loro figli.

L’autrice sottolinea come i bambini possano sentirsi soli, cattivi o bloccati in alcuni momenti della vita e abbiano bisogno di parlare, di esprimere i loro turbamenti interni e di essere ascoltati, più di quanto un adulto possa aspettarsi. Queste necessità nascono quando accadono situazioni gravi, dolorose o troppo pesanti da poter essere gestite attraverso le risorse possedute a quell’età. Ci può essere un problema di salute personale o di un membro della famiglia, un trauma, un disagio di una persona cara, una separazione, un divorzio, un lutto, la nascita di un fratellino/sorellina, un trasloco o una variazione del clima abituale in casa dovuto ad altro. Ogni bambino è molto attento all’ambiente emotivo in cui vive e ogni cambiamento degli stati d’animo di chi lo circonda viene immediatamente colto. Spesso potrà rispondere a tali segnali mostrando difficoltà o disagio a livello comportamentale, relazionale, emotivo o fisico, con manifestazioni di diverso tipo.

All’interno della storia evolutiva della famiglia, durante queste fasi di passaggio anche per i genitori può essere difficile affrontare i cambiamenti in atto e quindi avere le energie e la fiducia necessarie a sostenere i propri figli nei momenti di transizione. Proprio questa situazione, allora, diventa l’occasione per chiedere un supporto ad uno psicoterapeuta per bambini.

In particolare, uno psicoterapeuta Analista Transazionale per bambini avrà questo approccio: seguirà il piccolo tenendo in considerazione tutta la famiglia, lo stile educativo dei genitori o di altri caregivers, le convinzioni personali e l’ambiente scolastico. Verrà fatto un accordo esplicito sulle modalià operative, con uno scambio di informazioni tra psicoterapeuta e genitori, un ascolto attento e un atteggiamento protettivo e affettivo verso il bambino, ma anche contenitivo, fermo e capace di offire una struttura salda al piccolo. Questo stile sarà particolarmente rassicurante anche per i genitori.

Lo psicoterapeuta comincerà il suo lavoro già durante la prima telefonata di richiesta di appuntamento, raccogliendo dati e informazioni dalle parole e dallo stato emotivo di chi chiamerà, e inizierà a “pensare il bambino” e la sua famiglia. Durante il primo incontro, i genitori si presenteranno da soli e racconteranno del figlio. Emergeranno i loro punti di vista, le modalità relazionali, le richieste di cambiamento sulle difficoltà, la preoccupazione rispetto al disagio del bambino. Lo psicoterapeuta avrà, quindi, il compito di far emergere le risorse già presenti nel piccolo e quelle possedute dai suoi genitori nell’aiutarlo. Il bambino verrà poi visto da solo dal terapeuta per qualche incontro di osservazione. Successivamente verrà fissato un appuntamento con i genitori di valutazione-restituzione di quanto emerso, con la definizione del percorso da effettuare. L’informazione più importante che verrà data ai genitori dallo psicoterapeuta Analista Transazionale è che loro stessi saranno parte integrante del processo di cura del bambino, in un ruolo di co-terapeuti. Questa collaborazione permetterà di abbreviare la durata della terapia necessaria per raggiungere il benessere del piccolo. Lo psicoterapeuta riconoscerà le risorse già presenti nei genitori e indicherà anche altre possibilità, opzioni e alternative agli atteggiamenti e ai comportamenti già da loro utilizzati. Questo permetterà ai genitori di osservare la situazione da altri punti di vista, di trovare soluzioni nuove e di costruire una relazione diversa e più serena con il figlio, che non sarà più visto solo come il “bambino-problema”. Lo psicoterapeuta non avrà mai un atteggiamento intrusivo o invasivo, ma attraverso un’alleanza di lavoro con i genitori, osserverà e aiuterà la famiglia a trovare un’organizzazione interna più funzionale, in vista di un’evoluzione sana di tutto il sistema. Sarà affascinante per il genitore scoprire nuovi lati del proprio figlio.

Il primo incontro tra il bambino e lo psicoterapeuta andrà adeguatamente preparato, in base all’età e alle risorse cognitive del piccolo, utilizzando una comunicazione sana, precisa e fedele alla realtà.

Lo psicoterapeuta, durante il suo lavoro, terrà in considerazione tutti i caregivers che si occupano del bambino: genitori, zii, nonni, tate, insegnanti, educatori, allenatori, perchè ognuno avrà un peso diverso, ma sarà pur sempre un punto di riferimento per il piccolo. Queste persone compariranno nelle attribuzioni-messaggi-ingiunzioni che emergeranno nelle storie e nei giochi del bambino e che costituiranno il suo progetto di vita. Durante gli incontri con lo psicoterapeuta, infatti, giocherà, disegnerà, parlerà e farà emergere il proprio punto di vista su quello che sta vivendo, esprimendo attraverso queste attività l’abbozzo del proprio progetto esistenziale, formatosi attraverso messaggi, attribuzioni e modelli provenienti dalle figure significative. Tramite questo script il bambino interpreta il mondo, le relazioni, le sue posizioni esistenziali. Il terapeuta potrà intervenire, attraverso storie e giochi, offrendo al bambino possibili integrazioni e arricchimenti ai messaggi già incamerati. Questo sarà possibile solo se si instaurerà un clima collaborativo e di fiducia tra caregivers principali e psicoterapeuta. I genitori, infatti, aiuteranno il bambino nel cambiamento se mostreranno supporto e consenso rispetto al lavoro che sta affrontando.

La strada potrà essere dura, ma permetterà al piccolo di raggiungere una maggiore serenità attraverso un equilibrio tra attaccamento e autonomia, una maggiore consapevolezza del proprio potenziale, ma anche un’accettazione dei propri limiti. In terapia potrà sperimentare degli importantissimi messaggi di permesso: di essere bambino, di crescere, di essere sano, di amare e di essere amato, di pensare, di sperimentare, di essere riconosciuto nei suoi valori e di aver successo. E grazie a questo potrà diventare un adulto autonomo, capace di relazioni intime e spontaneità.

Il compito più importante dello psicoterapeuta, quindi, è quello di ricucire la trama spezzata tra il bambino a l’ambiente che lo circonda.

 


Munari Poda, D. (2003). A Letter to Parents about Child Therapy. Transactional Analysis Journal, vol. 33, n.1.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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