Età evolutiva

Perché la relazione con proprio figlio è spesso molto complicata?

Quante volte abbiamo la sensazione di non saper come intervenire di fronte ad un comportamento di nostro figlio? Quante volte ci chiediamo: “Ma dove ho sbagliato come genitore?”, oppure: “Perché non riesco a parlare con mio figlio e a farmi ascoltare da lui?”. Ci sentiamo in casa come in un paese straniero: meteore che convivono.

Per poter stabilire relazioni soddisfacienti con i propri figli bisogna essere molto consapevoli del nostro stato emotivo interno e, allo stesso tempo, bisogna saper cogliere, comprendere e rispettare gli stati della mente altrui. È importante saper analizzare le situazioni sia dal nostro punto di vista che da quello dei nostri bambini. E questo è molto complicato, come abbiamo visto in precedenti post, se non siamo consapevoli delle nostre emozioni o siamo intrappolati in situazioni del passato non risolte. Queste nostre esperienze emotive infantili ci portano a reagire in maniera automatica ed istintiva, fattore che non permette di essere realmente in sintonia con i propri figli. Viviamo delle emozioni senza essere totalmente consapevoli della loro origine e mettiamo in campo dei comportamenti ad esse direttamente collegati, ma non adeguati alla situazione presente. I bambini possono diventare bersaglio di nostre manifestazioni emotive inconsce legate a questioni personali irrisolte che proiettiamo all’esterno. Durante il corso della nostra vita abbiamo, infatti, appreso meccanismi difensivi che possono limitare le nostre capacità di cogliere in modo empatico le esperienze interne dei nostri bambini. Questi meccanismi difensivi, se non colti, possono distorcere l’esperienza che i bambini faranno nella relazione con noi.

La percezione che i nostri figli hanno delle nostre intense reazioni emotive, infatti, possono scatenare in loro altrettante reazioni difensive. E a questo punto la relazione tra genitore e figlio non sarà più collaborativa, di fiducia e in sintonia. Al contrario, sia il genitore che il figlio si sentiranno soli e isolati, metteranno da parte il loro Sè più autentico e utilizzeranno solo meccanismi emotivi difensivi. I bambini, vivendo questo senso di solitudine e distacco, potranno mettere in atto comportamenti aggressivi o di ritiro. E noi genitori, proprio di fronte a questi comportamenti, spesso ci muoviamo in modo azzardato seguendo di nuovo le nostre “emozioni di pancia”, che costituiscono quindi un ulteriore ostacolo al ristabilre una sintonizzazione con il bambino e una nuova comunicazione. Tutto ciò porta ad un cortocircuito emotivo da cui è difficile uscire. Questa sarà l’esperienza che il nostro bambino porterà con sè come bagaglio emotivo durante la sua vita adulta, con il rischio di riproporre gli stessi schemi nelle sue future relazioni.

La riflessione sui nostri processi mentali ci permetterebbe, invece, di reagire ai comportamenti di nostro figlio con un bagaglio più ampio di risposte e non di usare solamente quelle automatiche legate a nostri stati interni irrisolti, che non hanno nulla a che fare con quello che nostro figlio sta facendo o esprimendo. Una conoscenza consapevole, coerente e profonda di noi stessi permetterebbe una maggiore sintonia con nostro figlio e la possibilità di creare con lui un profondo senso di condivisione e di unione interpersonale. Questo tipo di relazione faciliterà, quindi, il superamento di tutti gli ostacoli che caratterizzanno in modo normativo le fasi evolutive della vita di un bambino.

È importante prendersi cura di sè come genitore, anche tornando a “mettere le mani in pasta” al proprio passato: l’attenzione alle nostre reazioni emotive, ai nostri vissuti e comportamenti è la risorsa principale per prendersi cura dei propri figli.

 


Siegel D. J. & Hartzell M. (2016). Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori. Milano: Raffaello Cortina Ed.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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