Età evolutiva

Le dinamiche nei processi di apprendimento

Lavorando nel campo dell’insegnamento si ha la responsabilità dei processi di apprendimento dell’allievo, ma anche delle sue dinamiche affettive. L’attenzione e l’ascolto che un educatore o insegnante, infatti, attiveranno nei confronti dell’alunno faranno la differenza sulla sua riuscita scolastica: “stare” con le sue tonalità affettive, sentire la sua ansia, la rabbia per i fallimenti, la gioia per i successi, il senso di impotenza, l’invidia per i risultati degli altri…. significa  aiutarlo ad esprimere quello che prova e che potrebbe diventare d’ostacolo ai processi di apprendimento. Questa cura farà sentire il bambino/adolescente veramente al centro dell’interesse affettivo dell’educatore. Insegnare è prima di tutto creare una RELAZIONE.

Queste dinamiche di ascolto emotivo sono particolarmente importanti in alcune fasi del processo cognitivo dell’allievo:

  1. l’inizio dell’attività, in cui l’alunno deve comprendere l’imput (potrebbe sentire ansia per la paura di non essere all’altezza e per timore della novità);
  2. la parte centrale dell’apprendimento, in cui deve elaborare l’imput (potrebbero emergere stati d’ansia, insoddisfazione, paura di sbagliare, ricerca di un successo immediato, paura del giudizio dell’altro, difficoltà nel mantenere la motivazione, ecc);
  3. la fase di espressione del prodotto elaborato (il vissuto può essere la paura del feedback dell’insegnante).

L’avvicinare il mondo affettivo dell’alunno comporterà inevitabilmente lo stare a contatto con il PROPRIO mondo affettivo, a volte con delle difficoltà legate alla fluidità con cui ci si sente “comodi” con le proprie emozioni, vissuti e sentimenti. I condizionamenti legati alla propria storia su come si è stati bambini e su come abbiamo imparato a gestire il nostro mondo emotivo avrà ripercussioni sul nostro modo di essere educatori ed insegnanti. Tuffanelli ha combinato le posizioni teoriche di Bowlby, Goleman e Declaire e ha descritto quattro stili educativi-affettivi dell’adulto con i relativi esiti che questi possono avere sull’attaccamento, sul comportamento e sul mondo affettivo di un bambino:

  • Stile educativo non curante: l’educatore non si preoccupa dei sentimenti del bambino, li svaluta o ridicolizza, considerandoli delle seccature. Stile di attaccamento Evitante. Esiti probabili nel bambino: condotte razionali e incompetenza affettiva. Sfiducia, chiusura, ansia, intolleranza alle frustrazioni. In età adulta: compulsiva fiducia solo in se stessi o, all’opposto, tendenza predominante a prendersi cura dell’altro.
  • Stile censore: l’educatore disapprova i sentimenti del bambino, è duro nelle critiche e punizioni, le emozioni più forti come rabbia e tristezza vanno inibite anche con minacce di negazione dell’amore o di abbandono della famiglia. Spesso vengono fatte richieste di cura per sè da parte del caregiver nei confronti del figlio (inversione di ruoli). A volte affetto soffocante da parte del caregiver. In tutti questi casi, ad ogni modo, i bisogni del bambino sono negati. Stile di attaccamento Ansioso-ambivalente. Esiti probabili nel bambino: persona ipercoscienziosa e oppressa da sensi di colpa, ansiosamente attaccata, fobie per la scuola.
  • Stile lassista: l’educatore riconosce e accetta le emozioni del bambino, ma è impotente di fronte ad esse, non fornisce una guida, non pone limiti, non offre indicazioni per risolvere il problema. Mercanteggia o lusinga per calmare il bambino. Stile di attaccamento disorganizzato. Esiti probabili nel bambino: difficoltà a riconoscere e modulare le proprie emozioni. Problemi di concentrazione e di socializzazione.
  • Stile allenatore emotivo: l’educatore conosce e prende sul serio gli stati emotivi del bambino, cercando di coglierne i motivi e trasmettendo un senso di fermezza. Aiuta il bambino a dar nome alle sue emozioni e a padroneggiarle. Stile di attaccamento Sicuro. Esiti probabili nel bambino: impara a fidarsi dei propri sentimenti e a gestirli. Maggiore facilità a socializzare, mantenendo indipendenza critica e autonomia di giudizio.

L’autoconsapevolezza che un insegnante avrà rispetto alla propria dimensione affettiva lo aiuterà a gestire i processi di apprendimento dell’allievo in modo più adeguato e proficuo, tenendo d’occhio i propri vissuti e comportamenti di fronte alle espressioni emotive del discente.


Tuffanelli, L. (2006). La diversità degli alunni. Trento: Erickson ed.

Ianes, D. (2007). Educare all’affettività. A scuola di emozioni, stati d’animo e sentimenti. Trento: Erickson ed.

 

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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