Relazioni

Focus sul maltrattamento: la spirale della violenza domestica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la violenza come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciata o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che esita o ha un’alta probabilità di esitare in una ferita, nella morte, in un danno psicologico, malsviluppo o deprivazione”. Leggendo questa definizione, all’interno della violenza domestica, si coglie immediatamente il termine potere: si crea quindi una condizione di disequilibrio tra le parti in cui uno  esercita forza, fisica/psicologica/sessuale, che danneggia l’altro.

Si delineano quindi diverse forme di violenza:

  • le violenze fisiche: sono quelle più visibili e facilmente individuabili;
  • le violenze psicologiche in cui ritroviamo:
    – comportamenti che controllano e/o svalutano, coercitivi su modi di fare o di essere;
    – insulti, ingiurie, dispetti;
  • la violenza economica: impedire l’accesso alle risorse economiche;
  • le violenze sessuali: imporre rapporti o pratiche sessuali non desiderati/e.

E’ stato osservato come la violenza domestica è caratterizzata da comportamenti che si susseguono e si ripetono ciclicamente in un crescendo sempre più grave che è stato nominato “la spirale della violenza domestica” (Dutton, 2003, Baldry, 2005, Amann Gainotti e Pallini, 2006).

Si individuano tre fasi.

Nella prima fase, detta “Accrescimento della tensione” il partner maltrattante si mostra con umore e comportamenti contraddittori, tenta di isolare (fisicamente e psicologicamente) la vittima che, d’altra parte, attraverso un comportamento passivo, si rende parte attiva nel calmare il partner maltrattante. Evita i contatti sociali.

Nella seconda fase detta della “Violenza” si mettono in atto tutti i comportamenti sopra descritti: si esercita violenza fisica, psicologica e/o sessuale. La vittima cerca di proteggersi e di calmare il partner maltrattante. Spesso dopo molti episodi di questo tipo la vittima chiede aiuto soprattutto se sostenuta da persone vicine (familiari, amici o anche da chi, sentendo le urla della vittima, chiama i soccorsi). La vittima va via da casa.

La terza fase è detta del “Pentimento”: il partner maltrattante si dichiara pentito e invoca il perdono della vittima che, ritirate eventuali denunce e piena di speranze, sceglie di tornare a casa.

Se non si è attuato alcun intervento tra la seconda e terza fase, il rischio di ripresa del ciclo di violenza domestica è inevitabile.

Un aspetto che merita un successivo approfondimento riguarderà il coinvolgimento dei minori nella violenza domestica.

 

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M. Amann Gainotti – S. Pallini (a cura di), La relazione con l’altro/a. Prospettive psicologiche, interculturali e di genere, p. 83-91, Atti della Giornata di studio del 17 marzo 2005, Quaderni n. 3, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Roma Tre, Roma, 2005

Baldry A.C., Violenza di genere nelle relazioni di coppia: i centri antiviolenza come luogo di sostegno e di aiuto delle vittime, in: M. Amann Gainotti – S. Pallini (a cura di), La relazione con l’altro/a. Prospettive psicologiche, interculturali e di genere, p. 83-91, Atti della Giornata di studio del 17 marzo 2005, Quaderni n. 3, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Roma Tre, Roma, 2005

Dutton D.G., The Abusive personality. Violence and Control in Intimate Relationships, Guilford Press, New York, 2003

 

 

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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta, CTU del Tribunale Ordinario di Tivoli. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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