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Anche le emozioni vanno di fretta!

le emozioni e il tempo

“Bianconiglio: Uh, poffare poffarissimo! È tardi! È tardi! È tardi!
Alice: Questo sì che è buffo. Perché mai dovrebbe essere tardi per un coniglio? Mi scusi? Signore!
Bianconiglio: Macché! Macché! Non aspettano che me! In ritardo sono già! Non mi posso trattenere!
Alice: Dev’essere qualcosa di importante. Forse un ricevimento. Signor Bianconiglio! Aspetti!
Bianconiglio: Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai! Neppure posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?”
(Alice nel Paese delle meraviglie)

Un testo del XIX° secolo eppure così attuale. Il Bianconiglio rappresenta ciò che spesso accade oggi sia negli affetti, sia nello stile di vita della maggior parte delle persone che si dividono tra lavoro, famiglia, figli (per chi li ha), sport, passioni. Si corre per poter incastrare ad arte ogni cosa, ogni impegno.
Il tempo sembra essere una cornice intorno alla propria vita, alle esperienze. La sensazione di avere troppi impegni e poco tempo porta a distribuire in modo sbilanciato l’attenzione alle singole attività, si organizza male la giornata, si vuole fare tutto e subito, si fa fatica a lasciare qualcosa o a chiedere aiuto. Non si rinuncia a “concedersi” piccoli piaceri, che però trovano poco spazio e tempo e si vivono con senso di colpa.
Anche le relazioni sono spesso difficili da mantenere a lungo perché spesso poco profonde e sembra non ci sia il tempo per conoscersi. Anche una storia d’amore segue la stessa regola: la conoscenza reciproca, nel tempo, fa maturare la confidenza e la disponibilità ad aprirsi l’uno verso l’altro. È la confidenza che, crescendo, permette di condividere la propria intimità in maniera sempre più profonda e totalitaria.
Questo diviene difficile nel momento in cui il contesto sollecita un tutto&subito; ma spesso le storie che nascono in fretta si concludono allo stesso modo e lasciano insoddisfatti.
Una delle paure più frequenti di chi sente di non avere l’amore è non riuscire a trovarlo in fretta o almeno “in tempo”: per cosa?
Non è semplice rispondere perché non si tratta di una percezione reale e concreta, ma di un senso di ritardo sui tempi della vita; si è un passo indietro rispetto alle vite degli altri o alla loro presunta puntualità nelle scelte, rispetto alla tempistica per poter avere un figlio, per non rimanere da soli o sentirsi soli, prima di invecchiare o prima di morire.
Si considerano brevemente poche informazioni, tutte tecniche: aspetto, stato civile, professione, età, e poco altro perché non si ha tempo da perdere e subito si iniziano le manovre di avvicinamento. Stavolta deve andare!
La fretta gioca brutti scherzi e si passa in un “momento” al dunque, condividendo intimità familiare, segreti, esperienze, case, figli, oggetti, emozioni, relazioni e addirittura il matrimonio.. velocemente! A volte, dopo tanta attesa, non si regge davvero più: deve essere amore, quello giusto! Tutto ciò fa scaturire ansia, ma l’amore solitamente arriva quando si sente di vivere in pienezza, perché gli stati ansiosi sono poco attraenti, mentre lo sono l’appagamento, la realizzazione di sé, l’autostima e la soddisfazione. La velocità e il tempo in generale sono concetti lontani dall’amore.
Come fare dunque a non incorrere più in questo tipo di urgenze? Come fare a prendersi del tempo per vivere e godersi la vita?
Riconoscendo i lati positivi della propria vita per come sono in questo momento o per come possono diventare partendo da sé stessi: capacità, competenze, lavoro, relazioni e amicizie, studio, quello che conosciamo di noi stessi o che abbiamo scoperto. Lavorando su noi stessi l’ansia si attenua e il tempo torna ad avere un senso più appropriato, si può lasciare spazio alla calma, alla serenità e a tutto ciò che la vita ogni giorno può dare, dando respiro al nostro essere curiosi, liberi, interessati, spontanei. È questo che ci rende seduttivi ed amabili… e gli ingredienti calma e pazienza!

“Alice: Ma tu mi ami?
Bianconiglio: No, non ti amo.
Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
Bianconiglio: Ecco, vedi? Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”.


Bibliografia
Carrol Lewis, Alice nel paese delle meraviglie, 1865

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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