Relazioni

Siamo tutti razzisti? Parte seconda: categorizzazione sociale e formazione degli stereotipi

La formazione degli stereotipi richiede processi cognitivi che vedono la categorizzazione della realtà sociale in gruppi di appartenenza.

Nel precedente articolo (Siamo tutti razzisti? Stereotipi, pregiudizi e idea dell’altro) abbiamo visto come stereotipi e pregiudizi siano il risultato di processi categorizzazione della realtà esterna alla base della conoscenza del mondo. Affinché si formi uno stereotipo, e successivamente un pregiudizio, vi è però bisogno di processi cognitivi intermedi, primo tra tutti la categorizzazione sociale.

La categorizzazione sociale è un processo cognitivo con cui dividiamo il mondo sociale in categorie di gruppi di persone a cui si appartiene (in-group) e gruppi a cui non si appartiene (out-group).

Questo ci consente di:

  • Definire la nostra identità sociale: così come da bambini ci conosciamo attraverso il riflesso dello sguardo dei nostri genitori, crescendo definiamo la nostra identità sociale attraverso la consapevolezza di appartenere ad un gruppo e il significato che attribuiamo a questa appartenenza;
  • Ridurre la complessità del mondo sociale cui apparteniamo: il nostro cervello è “pigro” e tende a risparmiare energie. Per queste ragioni siamo portati a considerare più simili le persone appartenenti ad uno stesso gruppo e a sovrastimare la loro differenza con persone appartenenti a gruppi diversi. Se, ad esempio, siamo convinti che gli asiatici siano tutti uguali saremo portati a percepirli più somiglianti tra loro e più differenti da noi di quanto non siano in realtà (interessante notare come si tratti di un processo universale quindi, rassegniamoci, probabilmente anche per loro noi Europei siamo tutti uguali!). In questo modo avremo più facilità nell’organizzare risposte comportamentali rapide di fronte a situazioni sociali non previste e che implicano una forte attivazione emotiva;
  • Mantenere una immagine positiva di noi stessi, attraverso l’appartenenza ad un gruppo che siamo portati a percepire migliore degli altri, anche a costo di sviluppare sentimenti negativi nei confronti degli appartenenti ad altri gruppi siamo invece portati ad esagerare le caratteristiche poco desiderabili. In altre parole ci piacciamo anche nella misura in cui consideriamo gli altri peggiori di noi!

È quindi inevitabile dividere il mondo buoni contro cattivi? Non possiamo evitare di ragionare per stereotipi? Secondo quanto appena detto sembrerebbe proprio di no e che, date le funzioni appena descritte, è in realtà molto più saggio tenerci ben strette delle convinzioni stereotipate piuttosto che esporci all’imprevedibilità dell’incontro con l’altro, con le sue peculiarità fisiche, sociali, culturali.

Ancora una volta vi invito a considerare come la realtà sia molto più complessa di quanto siamo portati a pensare e nel prossimo articolo avremo modo di approfondire i limiti e i rischi correlati agli stereotipi.

 


De Caroli, M. E. (2005). Categorizzazione sociale e costruzione del pregiudizio: riflessioni e ricerche sulla formazione degli atteggiamenti di” genere” ed” etnia”(Vol. 237). FrancoAngeli.

Turner, J. C., Brown, R. J., & Tajfel, H. (1979). Social comparison and group interest in ingroup favouritism. European journal of social psychology9(2), 187-204.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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