Sesso

L’omosessualità è stata tolta dal DSM con una votazione?

Diciamolo in modo chiaro fin da subito: l’omosessualità fu tolta dal DSM in base a valutazioni scientifiche. La storia della derubricazione avvenuta per “alzata di mano” è una bufala raccontata da chi per questioni ideologiche (quasi sempre di tipo religioso) sostiene che l’omosessualità sia un disturbo mentale. Un po’ come chi continua a sostenere la bufala dei Protocolli dei Savi di Sion.

Come è andata veramente?

Una votazione in effetti ci fu. Nel dicembre del 1973 il Consiglio di Amministrazione dell’APA prese atto che non c’erano prove scientifiche per definire l’omosessualità come una patologia per cui decise di rimuovere l’omosessualità (egosintonica) dal DSM (→vedi il mio post precedente).

Un gruppetto di psichiatri della comunità psicoanalitica, capitanati da Bieber e Socarides (tra gli iniziatori del famigerato NARTH per la “cura” degli omosessuali), protestarono e invitarono il CdA dell’APA a tenere un referendum per chiedere a tutti gli psichiatri di votare a sostegno o contro la decisione. La decisione di derubricazione era stata già presa dall’APA. Furono gli psichiatri anti-omosessuali che, non avendo motivi o prove scientifiche, chiesero la votazione.

La richiesta di votazione degli psichiatri anti-omosessuali si rivelò un sonoro autogoal, perché la maggioranza degli psicologi e psichiatri mondiali disse che la scelta dell’APA era corretta: 5816 voti a favore e 3817 contro.

Come si decide cosa va considerato una patologia?

La votazione nelle scienze non è una cosa poi così rara: molti di voi ricorderanno che il 24 agosto 2006 l’Unione Astronomica Internazionale tramite votazione decise di riclassificare Plutone come pianeta nano (Plutone, pianeta declassato). Va notato tuttavia che agli psichiatri non fu chiesto di votare se l’omosessualità fosse una patologia o no ma di decidere se il processo scientifico seguito dall’APA per determinare la derubricazione fosse corretto.

Nel DSM le patologie vengono inserite, modificate e derubricate in base alla discussione nelle Commissioni e all’analisi critica della letteratura scientifica mondiale. Un lavoro immane, se avete una minima idea di quanti studi scientifici vengano pubblicati nelle riviste scientifiche serie ogni giorno. Un lavoro che i sostenitori anti-gay volevano saltare.

È chiaro che uno dei criteri per stabilire se un comportamento è normale è quello di tipo statistico, del resto DSM è l’acronimo di “Manuale Diagnostico Statistico” per cui si basa anche sui dati di normalità. Ma la normalità psicologica dell’essere umano non coincide con la campana di Gauss. E neppure con il comportamento di altre specie, come ho spiegato in →Sessualità contronatura.

 

I criteri per stabilire ciò che è patologico sono molteplici: statistico, biologico, culturale, etologico… Di sicuro il criterio più sciocco è quello di decidere in base al “secondo me…”, cioè senza alcun dato oggettivo ma solo seguendo “dove ti porta il cuore”. Come tentarono di fare .gli psicanalisti anti-omosessuali nel 1973. E che, non rassegnandosi alla sconfitta, iniziarono a far rimbalzare la bufala che l’omosessualità fu tolta per alzata di mano, come in una riunione di condominio.

 


Drescher, J. (2015). Out of DSM: Depathologizing Homosexuality. Behavioral Sciences5(4), 565–575

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dr Christian Giordano

Ideatore e Fondatore a Centro Psike
Psicologo, Psicoterapeuta, terapista sessuale e di Coppia, esperto in analisi transazionale e perizia grafologica. Mi occupo di disturbi di personalità, problemi sessuali, depressione e ansia. Nel mio studio accolgo ogni paziente con calore, rispetto e assenza di giudizio. Sono convinto che ogni persona può cambiare e migliorare sé stessa.

2 pensieri su “L’omosessualità è stata tolta dal DSM con una votazione?

  1. Argomentazioni fumose, falsi scientifici palesi (svincolarsi dai mammiferi come razza eletta degli ominidi e a se stante, gli unici omosessuali biologici per diritto di nascita e perché siamo belli), meccanismo-marketing della proiezione, levantine giravolte di frittate (leggi: “Non ci sono prove che escludano la patologia quindi non ce ne sono a sostegno della tua tesi, tiè, ti ho fregato!”. Per inciso, sostenere “non ci sono prove, basta, tutto chiuso, se si ricerca lo si fa con la convinzione opposta” mi pare piuttosto un’argomentazione da riunione di condominio, si.
    Parliamo anche delle pressioni che sta ricevendo l’APA da anni per il ridimensionamento del Disturbo Istrionico, per fare un esempio, che non fa comodo a qualche altra organizzazione “a scopo educativo” delle masse? Una mattina, l’Associazione Nazionale Depressi potrebbe sfilare per chiedere più prozac e meno psicologi, attenzione perché anche lei è un precario. La scienza ormai, hanno iniziato da un pezzo a svenderla, un tanto al chilo, al miglior offerente.

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