Età evolutiva

Perché eventi del passato influenzano il nostro presente?

Gli studi sulla memoria hanno fornito diverse conoscenze sul funzionamento del cervello e della mente che spiegano come le esperienze di vita si traducano in biologia e perché il passato influenzi il nostro attuale modo di essere. Queste informazioni possono aiutare ogni genitore ad essere consapevole di alcune zavorre che porta inconsapevolmente sulle proprie spalle e che influiscono sul suo modo di sentire e stare con il figlio.

I geni determinano la struttura anatomica fondamentale del cervello, ma fin dai primi momenti di vita il cervello è in grado di rispondere alle esperienze modificando il collegamento tra i neuroni che lo costituiscono e che regolano il suo funzionamento (cioè, la mente, ciò che siamo). La memoria è il processo con cui creiamo nuove connessioni tra i neuroni, attraverso due modalità: memoria implicita ed esplicita.

La memoria implicita è presente fin dalla nascita; non è associata all’esperienza di “sto ricordando qualcosa”; comprende la forma comportamentale, emozionale, percettiva e probabilmente somatosensoriale; è non verbale; per la registrazione degli eventi non è richiesta l’attenzione conscia; non coinvolge l’ippocampo. Quindi, in base alla qualità di ripetute esperienze con le figure di accudimento durante l’infanzia, la nostra mente creerà modelli che influenzeranno in modo automatico/inconsapevole fino alla vita adulta la visione di noi stessi e degli altri, il nostro sentire e i nostri comportamenti.

La memoria esplicita è associata, invece, all’esperienza interna di “sto ricordando qualcosa”; comprende la memoria semantica (in funzione a partire dai 18 mesi di età; legata a conoscenza di dati, parole, simboli) e quella autobiografica/episodica (nasce intorno ai 2 anni di età; fornisce il senso di sé e del tempo); la registrazione degli eventi richiede attenzione conscia; coinvolge l’ippocampo (“organizzatore cognitivo” che permette connessioni tra elementi della memoria implicita e crea una mappa delle rappresentazioni neurali delle esperienze legate a percezioni o concetti) e la corteccia prefrontale (che regola la memoria autobiografica, la coscienza di sé, la flessibilità di risposte, la modulazione emotiva, la capacità di percepire la mente propria ed altrui). Elabora quindi i ricordi consapevoli. Il periodo precedente allo sviluppo della memoria autobiografica è noto, infatti, come “amnesia infantile”: per tutti noi è difficile ricordare episodi legati a quella fase.

L’ambivalenza e l’insoddisfazione avvertita a volte nel ruolo genitoriale deriva spesso da questioni della propria infanzia non risolte, legate a ricordi impliciti, che hanno portato all’apprendimento di difese/comportamenti rigidi. Non si prendono decisioni ponderate su come si vuole essere genitori, non si riesce a “stare e ad ascoltare” effettivamente i propri figli, ma si agisce in base a schemi automatici del passato che plasmano il presente. A volte, ad esempio, ci irritiamo molto di fronte al pianto di nostro figlio perché abbiamo avuto un genitore che non tollerava segnali di fragilità o richieste di attenzione da parte nostra. Ma non siamo consapevoli dell’origine di questa reazione, la attuiamo in automatico.

La corteccia prefrontale e le sue funzioni integrative possono però continuare a svilupparsi nelle fasi successive di vita: possiamo cambiare il nostro modo di essere. Questo è possibile lavorando sui ricordi impliciti, integrandoli con quelli espliciti, fino ad arrivare ad avere una scelta più ampia delle risposte fornite ai propri figli. Un sostegno a tale processo di elaborazione si può avere con la psicoterapia.

 


Siegel D. J. & Hartzell M. (2016). Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori. Milano: Raffaello Cortina Ed.

Siegel, D. J. (2013). La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Milano: Raffaello Cortina ed.

Petrini P. & Zuccotti A. (2011). Psicoterapie e neuroscienze. Roma: Alpes Italia ed.

 

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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